I treni degli emigranti
Printed from: Märklinfan Club Italia
Topic URL: http://www.marklinfan.com/f/topic.asp?TOPIC_ID=1471
Printed on: 05 April 2026
Topic:
Topic author: Piero Chionna
Subject: I treni degli emigranti
Posted on: 07 March 2011 19:20:43
Message:
Una valigia di cartone in cui riporre i sogni, e un treno a cui affidare la speranza
Questa foto degli anni '60 ritrae un gruppo di lavoratori immigrati italiani alla stazione di München Hbf.
Credo che sia la più bella immagine rintracciabile in rete.
Probabilmente questi "Gastarbeiter" facevano ritorno in Italia per le feste.
(Foto SZ tratta dal sito della "Haus der Bayerischen Geschichte")

Piero
Replies:
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 07 March 2011 19:27:23
Message:





Reply author: Piero Chionna
Replied on: 07 March 2011 22:37:02
Message:
Dicembre 1963: Orari dei treni speciali per i lavoratori italiani delle fabbriche di Wolfsburg (stabilimenti Volkswagen):












Hochofenwerk: lavoratori italiani impiegati nelle fabbriche di ammoniaca (?) di Lubecca:

Operai italiani al lavoro sui binari tedeschi:








Dal film "Il cammino della speranza" di Pietro Germi:

Reply author: Piero Chionna
Replied on: 07 March 2011 23:41:53
Message:








Un'altra immagine tratta dal film "Il cammino della speranza" di Pietro Germi.

Reply author: Andrea Ricci
Replied on: 08 March 2011 10:16:03
Message:
Documentario interessante, diviso in tre parti, questa la prima (poi seguire i link a destra):
http://www.youtube.com/watch?v=My5JB17xleM
Per l´Italia:
Parte I - Minuto 4.40ca.: anni 1933-1938 – per la Volkswagen Fabrik Wolfsburg.
Parte I - Minuto 9.40ca. e inizio Parte II: 1955 e anni successivi; visite mediche di commissione tedesca a Verona; contratto di lavoro; München Hbf; il ruolo della stazione “come piazza”; le famiglie arrivano.
Ciao,
Reply author: Alberto Pedrini
Replied on: 09 March 2011 13:25:27
Message:
Impossibile non emozionarsi con queste immagini e filmati, sono un grande spunto di riflessione.
Questa discussione verrà trasferita in area convogli inernazionali il giorno prima dell'apertura della fiera di Verona.
Grazie per i contributi a Piero e Andrea.
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 09 March 2011 18:31:51
Message:
Treno speciale per l'Italia:











Reply author: Nino Carbone
Replied on: 10 March 2011 11:11:59
Message:
_________________________________________________________________________________________________
- Belle, interessanti e storiche le foto, belli i link -
- Chi negli anni '60 era bambino sentiva parlare degli emigranti in maniera soffusa e lontana
senza immaginare che queste persone pur di lavorare erano disposte a qualsiasi tipo di sacrificio:
lingua, viaggio, condizioni di vita e fatica, anche perchè tutti i lavori a cui venivano
sottoposte erano prevalentemente faticosi -
- Le foto parlano da sole -
- Complimenti per la sensibilità con la quale avete evidenziato la dura vita dei nostri connazionali -
- Nino -
_________________________________________________________________________________________________
Reply author: Andrea Ricci
Replied on: 22 March 2011 12:51:30
Message:
Da "Eisenbahn Kurier Special 37 - 2. Quartal 1995", il racconto di Franz Eigl, che nel Gennaio 1965 alla guida della E94 023 condusse un treno di lavoratori italiani da München Hbf a Stuttgart.
Circa 700 emigranti italiani arrivano con un ritardo di oltre cinque ore al binario 12 della stazione bavarese. Sul binario opposto numero 13, non un treno di lusso, ma un convoglio composto da 6 carrozze a tre assi Umbauwagen (B3yg) attende i 300 lavoratori che devono continuare il loro viaggio verso le fabbriche del Baden Württemberg. Un trasbordo difficile con pacchi e valige, porte che nel disordine non rimangono chiuse per piú di qualche istante, soste prolungate alle varie stazioni (Günzburg, Ulm, Göppingen, Plochingen ecc.) dove mano a mano gli emigranti scendono e vengono accolti da parenti e amici che da ore li attendono al gelo, partenze “al volo” dopo un lungo fischio e la E94 immediatamente lanciata a tutta velocità (90 km/h – il peso trainato è molto limitato) per evitare un ulteriore accumulo di ritardo.
Ciao e grossi complimenti per il successo della manifestazione veronese! Bravi!
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 05 June 2011 23:06:10
Message:
Dalla mostra itinerante "Visioni d'Italia":
http://www.marklinfan.com/f/topic.asp?TOPIC_ID=1315


Piero
Reply author: Andrea Ricci
Replied on: 29 June 2011 12:11:20
Message:
1955 Monaco Hbf; primi lavoratori emigranti in arrivo in Germania:
https://www.foto-friedel.de/www_de//library.php/img/DEUTSCHLAND/50ER+JAHRE/GASTARBEITER
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 31 July 2011 12:12:22
Message:
Dalla mostra in corso a Specchia, in provincia di Lecce:


Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 27 November 2011 10:02:39
Message:
All'Expo Model 2011 di Verona il Marklinfan ha partecipato con il plastico vintage.
In quell'occasione si è scelto di festeggiare l'Unità d'Italia proponendo il tema delle grandi migrazioni degli italiani del sud verso le grandi aree industrializzate del nord Italia e degli altri paesi d'Europa.
"I treni degli emigranti": un tema importante, ma difficile da affrontare, e non certo per gli aspetti modellistici e ferroviari:
http://www.marklinfan.net/plastico-vintage/Manifesto-verona-2011.jpg
Tutto Treno 257 (Novembre 2011) affronta l'argomento con un articolo di A. Nascimbene dal titolo: "I Treni del Sud".
L'articolo non approfondisce il tema come io avevo sperato, ma è comunque interessante, anche perchè si è fatto cenno anche gli aspetti sociali del fenomeno "emigrazione".
Peccato che non sia stato ricordato il direttissimo "Torino-Lecce", un treno che in quanto a utilità sociale non ha avuto un ruolo inferiore a quello degli altri convogli citati.
Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 03 December 2011 17:16:38
Message:
Video sugli emigranti italiani in Svizzera (in tedesco).
In alcune scene si notano carrozze FS "centoporte" in servizio internazionale
http://www.youtube.com/watch?v=RI8L8odHQgM&feature=related


Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 22 February 2012 22:30:35
Message:
Da Stummi Foren http://www.stummiforum.de/viewtopic.php?f=51&t=42457&start=650
Damit das Auge Bilder zu sehen bekommt, hier ein "Gastarbeiterzug" ohne weitere Kommentare.
Mit Altbauwagen ist im Sommer 1972 ein Zug Richtung Köln-Deutz unterwegs, der Gastarbeiter aus den Fordwerken abholen soll.




Hallo Modellbahnfreunde,
ich habe noch einen Gastarbeiter-Zug für Euch.
Gastarbeiter-Sonderzug 1978
Einige Jahre später (siehe vorigen Beitrag) ist ein Sonderzug nach Köln-Deutz schon mit besserem Wagenmaterial von der FS gebildet worden. Die Carrozze sind vom Typ X und auf jeden Fall für den Auslandsverkehr zugelassen. Es können durchaus 14 Wagen hinter der Elektrolokomotive sein. Wenn der Zug voll besetzt die Fahrt Richtung Süden antreten wird, könnten folgende Ziele angefahren worden sein: Napoli, Salerno, Battipaglia, Reggio di Calabria, Pescara, Foggia, Bari, Brindisi oder Lecce.
Nach einer Fahrzeit von mehr als 24 Stunden waren die "Urlauber" bestimmt froh, den Zug verlassen zu können.
Zuglok am Mittelrhein ist dieses mal eine BR 110 in klassischer blauer Farbgebung.



Reply author: Piero Chionna
Replied on: 04 March 2012 13:12:37
Message:
Riporto anche qui il video già segnalato nella discussione dedicata al "Treno del Sole":
http://www.youtube.com/watch?v=SF7IddhX0Tg
Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 01 April 2012 19:10:16
Message:
21/12/1962 - Stazione Zürich: "Italienische Gastarbeiter reisen in den Weihnachtsurlaub".
In composizione anche carrozze FS "Centoporte"
http://www.sbbarchiv.ch/bild.aspx?VEID=322011&DEID=10&SQNZNR=1
http://www.sbbarchiv.ch/bild.aspx?VEID=322012&DEID=10&SQNZNR=1
http://www.sbbarchiv.ch/bild.aspx?VEID=322007&DEID=10&SQNZNR=1
Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 26 May 2012 01:23:09
Message:
Scena tratta dalla film per la TV "Mia madre" (Raiuno, Regia R. Tognazzi).
Stazione di Cisternino Città (BR):
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=dBliWrowIh4
Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 24 November 2013 11:16:38
Message:
Da "La Voce" bimestrale degli italiani in Francia
Amarcord "Je me souviens""Il treno della vacanze"
di Guy Mazzesi - Extrait de " La VOCE " n°63
Arrivando in stazione, c’era già molta confusione. La gente correva in tutti i sensi. C’erano intere famiglie con i loro figli, c’erano giovani e meno giovani. Tutti avevano fretta ed erano nervosi. Non bisognava assolutamente mancare per questo treno che si aspettava da un lungo anno. Dinanzi alla grande tabella di visualizzazione degli orari, eravamo tutti ansiosi, stretti gli uni contro gli altri, con i bagagli ai nostri piedi. Quanti eravamo? Un centinaio? Un migliaio? Neanche nei giorni di sciopero ho mai visto così tanta gente nella «Gare de Lyon»!
Finalmente l’orario del treno appariva: «Simplon express, binario J». Immediatamente, in un grande movimento di folla, ci precipitavamo al binario J. Il treno non era ancora arrivato ma sul marciapiede nessuno riusciva più a passare. Infine eccolo! Entra in stazione lentamente già prima della fermata alcuni si precipitano, aprono le porte e salgono nei vagoni. Il treno si ferma. La gente si affretta a salire. È il «pigia-pigia». Si abbassano i finestrini, si passano le borse, le valigie ed i bambini. Tutti gridano. Si cerca il proprio posto: vettura quarantotto, compartimento cinque, posto cinquantatre. A volte il posto era già occupato. Alcuni strappavano le ricevute di prenotazione. «Ma gé né comprendo pa, gé le biglietto»…
Con pazienza i controllori risolvono ogni problema e, finalmente, il treno parte. I corridoi sono pieni di bagagli e di gente in piedi che non ha trovato posto a sedere. Non ci si può più muovere. Ci sono anche delle persone che viaggiano nelle «toilettes» sedute sui propri bagagli. Il treno sfreccia nella notte, il sonno ci vince, sonnecchiamo: le nostre teste diventano pesanti, un colpo da un lato, un colpo dell’altro. È il silenzio «tatatoum, tatatoum, tatatoum».
Ogni tanto siamo svegliati per una fermata in una località sconosciuta: «Laroche Migenne, Laroche Migenne, due minuti di sosta»; operai della ferrovia passano lungo il treno e battono con un martello su ogni ruota. «Tatatoum, tatatoum, biglietti! Tatatoum, tatatoum, dogana, tatatoum, tatatoum». Quando repentinamente, nel grigio della mattina, si sente: «Domodossola,
direttissimo per Milano, binario uno» Ecco: ci siamo! Siamo finalmente in Italia! Ci si precipita ali finestrini! «Panini, acqua minerale, giornali» «facchino, facchino». Si tendono le braccia dai finestrini per comperare qualcosa. Alcuni scendono… un caffè, la Gazzetta dello Sport… Tutti vogliamo un po’ di questa Italia ora ritrovata. Adesso ognuno è sveglio e si parla… Vado a Bari, arrivo questa sarai e tu? Io vado a Roma… La stanchezza della notte? Ma chi se la ricorda? Ci sentiamo tutti in piena forma!
Fortunatamente, poiché la 3a classe non esiste più, dopo Milano i treni con i loro sedili in legno sono sempre là. Ci sono anche dei vagoni senza corridoio con, per salire, una porta in ogni compartimento.
Ma cosa importa, fa bello, fa caldo, «sono le vacanze». Amarcord, sì amarcord…
Che ogni volta che arrivavo nel mio paese prendevo una bicicletta e lo percorrevo a tutta velocità. Osservavo tutto, respiravo tutto, sentivo tutto, vivevo tutto. Tutto, tutto quello che mi era così tanto mancato durante un anno e che finalmente ritrovavo!
LA VOCE - éditée par le Groupe d'Edition Franco-Italien de Presse
Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 24 November 2013 11:23:20
Message:
Da "La Voce" bimestrale degli italiani in Francia
Amarcord "Je me souviens""Il treno del ritorno"
di Guy Mazzesi - Extrait de " La VOCE " n°64
Dalla sera della vigilia, una grande tristezza ci invadeva. Ognuno era occupato: chi a provare a chiudere valigie troppo piene, chi a preparare «i panini per il viaggio», chi a dare le ultime consegne. Io pulivo la mia bicicletta che veniva riposta nel granaio fino all’anno successivo. Tutta la famiglia era presente. Ognuno era grave, a volte anche un po’ fanfarone, ma il nostro cuore era triste, molto triste. Ogni tanto una donna andava correndo a nascondersi da un’altra parte. Una lacrima scendeva dai suoi occhi.
«Avete tutto? Avete bisogno di qualcosa?»
Anche gli amici arrivavano. Un’ultima discussione come se nulla fosse. Quella sera nessuno mangiava, non si aveva fame. Si avrebbe voluto che il tempo si fermasse, che questa sera, questa ultima sera, durasse infinitamente. Ma bisogna andare a letto. Domani il viaggio sarà lungo. Non si dorme. Le ore passano troppo rapidamente.
La sveglia suona. Sono le quattro del mattino. È ancora notte. Occorre prepararsi. Di nuovo tutta la famiglia arriva. Si parla di tutto, di nulla, come macchine senza cuore. Adesso occorre partire. Gli uomini posano i bagagli sul manubrio della loro bicicletta. In piccoli gruppi ci avviamo in silenzio verso la stazione. Ogni tanto un amico arriva e si unisce a noi. La nonna ci mette qualche caramella nelle tasche. Questa mattina, il nonno che ha fatto due guerre e che non parla mai tanto, non dice nulla.
Ora siamo sui binari della stazione. Il treno è già là. Del vapore esce dalla locomotiva «pfouou, pfouou». Gli «habitué» si salutano e prendono posto nei vagoni, per loro è un giorno come un altro. Mettiamo i bagagli nel compartimento e ritorniamo sul binario. Ci si stringe le mani. Poi, improvvisamente, «treno in partenza al binario 4». Allora ci si abbraccia un’ultima volta. Le lacrime vengono agli occhi. Ci precipitiamo al finestrino del compartimento. Il treno parte.
«Ciao, ciao, scrivete quando arrivate, ciao, ciao, al prossimo anno, ciao, ciao».
Ci sporgiamo il più possibile per vedere un’ultima volta la nostra famiglia, i nostri amici. Tendiamo le nostre braccia fuori dal finesrino. Le nostre mani si toccano ancora una volta. Il treno si avvia. Sul binario i più giovani corrono. Finisce il marciapiede. Fino a quanto possiamo, agitiamo i fazzolettini. «Le vacanze sono finite!». Adesso il silenzio… Nessuno parla. Siamo pensierosi e, dal finestrino, vediamo il nostro paese che poco a poco si allontana. «Tatatoum, tatatoum, tatatoum» un treno, un altro treno e poi «Direttissimo per Milano, binario 1, in arrivo da Brindisi, 30 minuti di ritardo».
Ma come, questi treni pieni di emigrati, potevano non essere in orario, quando c’era tanta gente che volevamo abbracciare e tenere ancora un po’ nelle nostre braccia?
«Tatatoum, tatatoum, tatatoum» una galleria, un’altra galleria, e quindi un grande traforo, senza fine e all’uscita «Dôle, Dôle, 2 minuti di sosta». Le vacanze sono veramente finite!. «Dogana francese: cosa avete da dichiarare?». Cosa possono avere da dichiarare poveri emigrati che lasciano il loro paese?... Una mortadella, del parmigiano, un salame nostrano per prolungare ancora un po’ le vacanze. «Per favore, aprite questa valigia!» Si obbedisce, il doganiere fruga rapidamente e disfa tutto. Adesso occorre richiudere la valigia. Non è più possibile: ciò era stato già molto difficile ieri sera! Le ore passano ed arriviamo alla stazione di Lyon. Siamo stanchi, molto stanchi. È notte fonda. La stazione è fredda. Come un’ombra ciascuno si avvia in silenzio verso casa sua.
Amarcord, si amarcord… Che partendo, nel cammino della stazione, raccoglievo sempre un sassolino che stringevo forte nella mia mano e che conservavo nelle mie tasche per un anno intero, fino al giorno in cui potevo riporlo al posto dove lo avevo preso.
http://www.lavoce.com/lavoce/sorties.php
LA VOCE - éditée par le Groupe d'Edition Franco-Italien de Presse
Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 24 December 2013 17:57:07
Message:
http://www.ferrovieincalabria.com/2013/12/foto-dal-passato-n42-dicembre-2013.html?fb_action_ids=639297749442183&fb_action_types=og.likes&fb_source=other_multiline&action_object_map=%5B1503824613175411%5D&action_type_map=%5B%22og.likes%22%5D&action_ref_map=%5B%5D
Piero
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 26 January 2014 16:02:15
Message:
Freiburg HBf
Immagini tratte dal sito del Landesarchiv Baden-Württemberg






Reply author: Piero Chionna
Replied on: 03 April 2014 08:35:45
Message:
"La Gazzetta del Mezzogiorno" del 12 settembre 1963

Reply author: Piero Chionna
Replied on: 06 April 2014 02:13:48
Message:
Luglio 1967

Reply author: Piero Chionna
Replied on: 04 July 2014 11:27:11
Message:
Dall'archivio de "La Stampa", una fotografia scattata a Torino Porta Nuova

Reply author: Piero Chionna
Replied on: 04 July 2014 11:37:47
Message:
E' impossibile parlare di Torino senza citare Porta Palazzo, luogo simbolo dell'emigrazione.
da http://www.mepiemont.net
Negli anni del dopoguerra Porta Palazzo rappresentò il primo approdo per molti immigrati italiani del mezzogiorno e, la domenica, divenne luogo deputato all'arruolamento volontario di manovali per l'edilizia. Il contestuale degrado urbanistico, il sovraffollamento e la carenza di servizi per il crescente numero di residenti convissero con la grande capacità d'attrazione del più vasto mercato quotidiano cittadino e con forme di impegno sociale cattolico e laico. Oggi Porta Palazzo, a seguito di un notevole impegno per una completa riqualificazione, è il mercato quotidiano all'aperto più grande d'Europa, 51.300 m² . L'attrazione esercitata da un'area commerciale così estesa è forte: le ondate migratorie interne del dopoguerra hanno lasciato il posto a un crocevia di migranti di ogni etnia che, nella geografia del capoluogo piemontese, ne fa una delle aree dove più si respira l'aria di metropoli, detenendo il primato cittadino per la concentrazione di stranieri residenti.

Reply author: Piero Chionna
Replied on: 12 November 2014 19:30:05
Message:
Stazione di Bardonecchia (TO).
Tratta da https://comune.info/piemonte/regione/evoluzione-della-crescita-demografica

Reply author: Piero Chionna
Replied on: 12 November 2014 19:59:10
Message:
Il Protocollo Italo-Belga per il trasferimento di 50.000 minatori italiani in Belgio (23 giugno 1946)
http://legislature.camera.it/_dati/costituente/lavori/ddl/42nc.pdf

Reply author: Piero Chionna
Replied on: 13 November 2014 00:09:48
Message:
Una interessante ricerca di Sonia Salsi.
"Questo lavoro intende dare un contributo allo studio dell'immigrazione italiana nelle miniere di carbone di Heusden-Zolder in Belgio. L'analisi sarà svolta fondamentalmente nel paese di Lindeman, sede principale dell'accoglienza degli immigrati italiani, dove sono nata e cresciuta.
La politica migratoria verso il Belgio ha origine con la Costituzione di un accordo fra l'Italia e il Belgio. I governi dei due paesi firmarono, il 20 giugno 1946 a Roma, un trattato che portò a "scambiare" forza-lavoro di italiani con il carbone belga. Con tale accordo il governo italiano, e De Gasperi in particolare, dimostravano al mondo di voler contribuire alla rinascita economica dell'Europa. Nell'accordo erano previsti per questi lavoratori, dopo l'arrivo in Belgio, un corso di formazione e la garanzia di un alloggio.
Il Belgio ebbe il triste privilegio di avere i minatori peggio pagati e, perché non dirlo, meno tenuti in considerazione, con conseguenze drammatiche, visto che in seguito gli operai manifestarono una forte ripugnanza verso il duro lavoro in miniera. Le condizioni lavorative furono pessime e tanta la paura di scendere al buio........"
Leggi tutto su:
http://valigedifibra.altervista.org/miniere_in_belgio.html#index
Ricordando quei convogli carichi di lavoratori italiani diretti ai bacini carboniferi non posso non ricordare tutti i nostri connazionali caduti nelle miniere del Belgio: i dati parlano di 868 (*), 136 nel solo disastro di Marcinelle.
"Il primo ottobre del 1959 il Tribunale di Charleroi manderà tutti assolti gli imputati della catastrofe (ndr Marcinelle). A seguito della tragedia le autorità italiane bloccano nuovamente le partenze dei convogli di manodopera. Solo dopo la conferenza convocata dalla CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nel marzo del 1957 vengono presi alcuni provvedimenti per migliorare la sicurezza del lavoro nelle miniere, tra cui l’uso obbligatorio delle maschere antigas.
L’11 dicembre di quello stesso anno l’Italia firma con il Belgio un nuovo protocollo di intesa con nuove garanzie, ma ormai l’industria estrattiva belga ha deciso di rivolgersi altrove per la ricerca della manodopera. Nelle miniere ora predominano greci, turchi e marocchini......"
Da http://win.storiain.net/arret/num189/artic2.asp
(*) Tra il 1946 ed il 1963 gli italiani morti nelle miniere in Belgio furono 867 su un totale di 1126 vittime. Tra le cause dei decessi figuravano in primo luogo le frane (59,2%), i trasporti (14,3%), il grisù (9,4%), le esplosioni (4,7%) e le cadute nei pozzi (4%). Cfr. A. Seghetto, R. Nocera, Il Belgio degli italiani, cit., 89.
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 13 December 2014 12:27:32
Message:
"La Stampa", mercoledì 10 luglio 1963:


Reply author: Piero Chionna
Replied on: 13 December 2014 15:54:53
Message:
Concludo con i versi del poeta lucano Rocco Scotellaro (1923-1953)
"Ho perduto la schiavitù contadina"
Ho perduto la schiavitù contadina,
non mi farò più un bicchiere contento,
ho perduto la mia libertà.
Città del lungo esilio
di silenzio in un punto bianco dei boati,
devo contare il mio tempo
con le corse del tram,
devo disfare i miei bagagli chiusi,
regolare il mio pianto, il mio "sorriso.
Addio, come addio? distese ginestre,
spalle larghe dei boschi
che rompete la faccia azzurra del cielo,
querce e cerri affratellati nel vento,
pecore attorno al pastore che dorme,
terra gialla e rapata
che sei la donna che ha partorito,
e i fratelli miei e le case dove stanno
e i sentieri dove vanno come rondini
e le donne e mamma mia,
addio, come posso dirvi addio?
Ho perduto la mia libertà:
nella fiera di Luglio, calda che l'aria
non faceva passare appena le parole,
due mercanti mi hanno comprato,
uno trasse le lire e l'altro mi visitò .
Ho perduto la sçhiavitù contadina
dei cieli carichi, delle querce,
della terra gialla e rapata.
La città mi apparve la notte
dopo tutto un giorno
che il treno aveva singhiozzato,
e non c'era la nostra luna,
e non c'era la tavola nera della notte
e i monti s'erano persi lungo la strada.
Questa poesia proviene da: Ho perduto la schiavitù contadina di Rocco Scotellaro | Poesie di Rocco Scotellaro | Poeti Moderni http://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-rocco-scotellaro/ho-perduto-la-schiavitu-contadina-di-rocco-scotellaro.html#ixzz3Ln1XOCLx
Reply author: Alberto Pedrini
Replied on: 10 April 2015 09:14:45
Message:
In questo filmato del 1954 vediamo gli operai al lavoro sui "maggiolini".
https://youtu.be/OAEP00Mpy_8
Non so a voi, ma a me stimola una valanga di riflessioni 
Fa parte di una serie di 10 episodi.
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 18 April 2015 02:00:25
Message:
Dalla mostra itinerante "Visioni d'Italia" organizzata da Regione Puglia per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Vettura cuccette Lecce - Wolfsburg

Reply author: Alberto Pedrini
Replied on: 18 April 2015 08:53:51
Message:
quote:
Originally posted by Piero Chionna
Nei video del 1954 gli operai impiegati sembrano di nazionalità tedesca.
Non tutti 
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 13 June 2015 19:56:31
Message:
La lettura del giorno
Da "Ritorno sl Sud" di Marcello Veneziani
<<.....I pensieri dl ritorno esposti in queste pagine non si vergognano di configurarsi come una filosofia dell'emigrante.
Furono nutriti da personale esperienza e poi furono pensati come metafora dell'umana avventura.
Quei pensieri del ritorno partorino in un treno che si allontanava dal luogo d'origine, a sud, e la separazione appariva al viandante ragazzo un piccolo segmento di morte, l'immagine vivente della Privazione: il paesaggio patrio che moriva per gradi, le visioni materne che si sfaldavano in tristi dissolvenze, i volti cari mutati in ricordi dall'accelerazione di una locomotiva, le voci familiari scemate in memoria dal sibilo di un treno, l'aria nostrana dai sapori iodati perduta nell'odore apolide e ferrigno di un vagone.
La partenza dal sud estirpò un pezzo d'anima, come ogni volta.
Perchè ciclicamente si muore alle cose più care nell'atto di abbandonarle.
Non riusciamo a vivere che rubando nascite provvisorie.
Di quante parole è composto il silenzio nella triste sequenza degli addii.
Quante frasi spezzate, quante parole cacciate dentro la gola, quanti sguardi sommersi o sviati o appena accennati per attutire la mesta cerimonia dei congedi.
Quante parole che si vorrebbero dire e poi non si dicono, rassegnati alla loro dolente inanità e timorosi di retoriche impudenti.
Solo scarne affezioni, anemici sorrisi, sussurranti banalità di circostanza.
E silenzi rapidi, ma quanto abissali.
Se le valigie potessero parlare racconterebbero di quante pulviscolari sofferenze si accompagnano a una cerniera che si chiude; al congedo da un padre vecchio che si riduce a punto sulla banchina di una stazione, mentre cerchi di spiare com'è la sua vita quando tu non ci sei, cosa fa adesso, dove volge il suo sguardo ora che non ci sei e non ti vede.
Se le valigie potessero parlare raccontererebbero di quante piccole ma lacrimanti morti accompagnano le partenze, mentre perdi a vista paesaggi, parole e figure nell'accelerazione fatale. Nelle dure prove degli addii l'anima si screpola. Ma a lungo andare si indurisce di una callosa corteccia, ci si ripete strada facendo per consolarsi.
Quei pensieri del ritorno covarono da esule senza mai emergere lindi e spiegati, sedimentati in un'alcova clandestina del pensare, depositati nei fondali di una vita indaffarata, ma pronti a risalire e tentare e illanguidirsi nelle ore calme della sera o nei risvegli precoci della notte.
Ricomparvero dopo, occasionati dal medesimo treno che li aveva evocati in partenza.
Il treno che torna.
Il ritorno a sud parve allora rinascita al paesaggio che ci vide e che noi vedemmo alle origini nostre.
Risorgere al sapore dell'aria, dell'aria nostrana, al calore del sole, del nostro sole, al calore del mare, il nostro mare. E sembrava fiorire la vita in una specie di iniziazione nostalgica che saliva per gradi: apparve prima il paesaggio piano e fecondo, gli infiniti campi di grano e poi gli uliveti dalle avite radici e dai promettenti vigneti. Poi una striscia di mare crebbe nelle campagne e riapparve il colore del mare materno, la luce del luogo ridestò nelle narici i suoi profumi e i bianchi sorrisi delle onde parevano ammiccare al figlio rinato in un saluto di accoglienza. Apparvero al paesaggio le prime genti: la spugna che cancella e uniforma non è riuscita ancora a dissipare del tutto la terra che si legge nei loro volti, il paesaggio scavato nelle loro guance, i solchi d'aratro riflessi nelle loro mani come segni del destino; le radure lucenti come le loro fronti, il vento che modula i loro dialetti e corona i loro silenzi.
Il paesaggio della memoria si fece presto paesaggio negli occhi. E quando la terra del sud fu sotto i piedi, avvenne la rigenerazione. Ricongiungersi alla propria terra, che è è poi l'unica vera terraferma, fu come una seconda nascita......>>
Reply author: Silvano Del Rio
Replied on: 25 July 2015 02:37:32
Message:
Queste foto sono veramente belle, Piero, grazie di averele messe sul forum.
Una domanda: quante di queste foto vengono dal film di Pietro Germi, solo due?
Silvano

Reply author: Piero Chionna
Replied on: 25 July 2015 09:25:58
Message:
Grazie Silvano 
Si, sono due le immagini tratte da "Il cammino della speranza" di Pietro Germi (1950):
http://www.marklinfan.com/public/Piero%20Chionna/e26.jpg
http://www.marklinfan.com/public/Piero%20Chionna/e37.jpg
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 03 October 2015 19:07:12
Message:
La lettura del giorno
10 gennaio 1961. Lettera di un emigrante
di Piero D'Errico
Succede a volte di non riuscire a chiudere un cassetto del comò per quanto è pieno. “Devo sistemare un po’ di cose, buttare via ciò che non serve, fare in modo che torni a chiudere. Lo farò oggi, tanto non ho nulla da fare, tanto sono pensionato e tanto, mi annoio tanto” – disse a se stesso quell’arzillo vecchietto. Tirò fuori il cassetto e sotto calzini, maglie e mutande spuntò un pacchetto legato con elastici. – “Ecco perché non chiudeva” – mormorò. Tirò fuori quel pacchetto e cominciò a scartarlo. C’era una foto di quand’era militare, una foto con tanti amici, una fatta al mare e altre. Poi lettere, tante lettere conservate come se fossero appena arrivate. Ne prese una a caso, conosceva la scrittura. Era la sua.
"Mia carissima, ti scrivo queste poche righe, per dirti che mi sto ambientando, che non è più come i primi giorni e sono sicuro che la cosa ti farà stare più tranquilla. Qui c’è tanto lavoro, non mi trovo male, comincio a capire la lingua e comincio a farmi capire. Anche in cucina me la cavo, certo non è come quando sei a casa tua, ma bisogna fare sacrifici nella vita. Fa tanto freddo, il sole non si fa mai vedere e quel po’ ogni tanto che si vede, non scalda. Oggi ho fatto un po’ di lavoro straordinario e penso anche domani. Vado d’accordo con i colleghi e anche con il “capo” , mi sembra una brava persona e poi è figlio di italiani come noi, del Sud, emigrati in questi posti tanti anni fa. Il pensiero è sempre per voi tutti e spero sempre un giorno di tornare e non ripartire mai.
I bambini come stanno? A scuola vanno bene? chiedono di me? E papà come sta con tutti i suoi malanni e la mamma? So che questa lontananza fa male ma è necessaria perché ci farà stare meglio dopo. Faccio il turno di mattina tutta questa settimana e così il pomeriggio faccio un po’ di spesa, preparo qualcosa, lavo qualcosa. Certi momenti mi sento tanto solo avrei voglia di avervi vicino e mi mancate da morire. Poi mi faccio coraggio e vado avanti. Ha ripreso a piovere come al solito, la pioggia mi aggiunge altra tristezza, ma so come fare: penso a tutti voi e mi splende il sole nella mente e nel cuore. La pioggia? neanche la sento più. Un bacio a tutti quanti, vi voglio un sacco di bene.
PS . rispondimi presto, io domani ti scrivo di nuovo, magari dirò le stesse cose ma è l’unico modo che ho per sentirvi vicini.
10 gennaio 1961
Sono passati più di 40 anni, ma vivo ancora, ogni momento come se fosse oggi. Vivo ancora tutte le emozioni e tutta la rabbia per non poter far niente per cambiare il mondo. Sento ancora l’eco del pianto, a stento nascosto. Rivedo le lacrime sul volto di chi mi salutava. E poi il treno che partiva lentamente avvolgendo in un fumo bianco e denso la stazione e la gente sino a farla sparire. Rivivo tutti i giorni di quei lunghi 20 anni trascorsi in quella parte del mondo tra paure, lacrime e rabbia. Rabbia per una fetta di vita fatta di attesa e di delusioni, di amore e di odio per il mio Paese, di sconfitte e di vittorie.
Una valigia di cartone carica di sogni e desideri, di entusiasmo e di speranza . Sento ancora sulla pelle tutti i rimpianti per i baci di buona notte non dati, per le cene saltate, i compleanni non festeggiati, un compito mai letto,una pagella mai vista. Non ho visto crescere, non ho visto invecchiare, ho visto la città trasformata e ogni volta che tornavo trovavo sempre qualcosa di nuovo, di diverso o forse ero io che avevo un po’ scordato. Ho rimpianti per le carezze non date, per non essere stato vicino a mio padre morente. Tutti i giorni uguali, ad aspettare una lettera, ad aspettare una notizia, aspettare per tornare, aspettare per sperare. Sono stato un “emigrante” uno dei tanti, in giro per il mondo e come tanti ho sacrificato la mia giovinezza sperando in una vita migliore che non è mai attivata. Avevamo sogni da realizzare che si sono infranti su un treno in partenza. Avevamo illusioni da vendere, progetti andati in fumo, progetti rubati, progetti.
– “ Suonano alla porta , chi sarà? “- e’ la signora delle pulizie, m’ero scordato, mi da una mano una volta la settimana per le cose più pesanti. Viene da un paese lontano ed è come me un “emigrante”. Ma oggi no, non mi va e poi mi sembra tutto in ordine e pulito. La faccio entrare, la faccio accomodare e intanto le preparo un caffè. Le dico – ti auguro di tornare presto al tuo paese, come un giorno sono tornato io. Di trovare un lavoro a casa tua, dove sarai meno sola, dove avrai più affetti. Domani ti regalo il biglietto del treno , torna a salutare i tuoi, a respirare un po’ di aria di casa tua, dove sei nata, dove sei cresciuta. Io ce la faccio uguale, non ti preoccupare. Porta il saluto di un “emigrante” alla tua gente, al tuo paese, alla tua terra, alla tua famiglia. Di a loro di sperare, sperare per un domani migliore, sperare per un mondo migliore, sperare per una vita migliore.
-Il vecchietto ha gli occhi lucidi, non riesce a trattenere l’emozione. La Signora è seduta di fronte, non riesce a capire, riesce solo a dire: grazie, grazie, grazie.
Il caffè è salito, ma nessuno se n’è accorto.
da http://www.galatina.it/10-gennaio-1961-lettera-di-un-emigrante
Reply author: Silvano Del Rio
Replied on: 03 October 2015 23:26:06
Message:
Grazie, Piero, bella davvero.
Vorrei sapere di piu' di questo vecchietto. C'e' da qualche parte altro su di lui?
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 04 October 2015 00:29:03
Message:
Silvano, non saprei, forse è un racconto di fantasia, ma è probabile che l'autore del racconto si sia ispirato a qualche persona da lui conosciuta.
Quasi tutti, nell'Italia del Sud, hanno storie d'emigrazione da raccontare.
Chissà, forse un giorno pubblicherò una lettera in cui la cugina di mio padre mi descriveva la sua vita a Colonia.
Il freddo dell'inverno, le difficoltà della lingua, le interminabili giornate di lavoro, la tristezza per la figlia piccola rimasta al Sud.
Ricordo ancora il suo stupore quando mi raccontava dei negozi di Colonia dove si vendevano i trenini Märklin.
Reply author: Silvano Del Rio
Replied on: 04 October 2015 02:37:22
Message:
E allora forse io stesso pubblichero' eventi della mia emigrazione in Canada con i miei genitori nel 1968.... Un evento forse non cosi' tragico come quello che ho appena letto, ma che in ogni caso mi ha spinto a pensare che se uno puo' vivere nel proprio Paese, anche senza fare grandi sciali, fa' meglio a starsene dove sta piuttosto che emigrare. Perche' quello che si ottiene da un punto di vista materiale lo si perde da quello emotivo, e il benessere acquisito si paga con gli interessi.
Silvano il filosofo.
Buona domenica a tutti.
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 23 December 2015 09:39:49
Message:
Ho trovato questa bella foto su un gruppo Facebook.
Non conosco l'autore ma ringrazio Angelo La Russa per averla postata.

Reply author: Silvano Del Rio
Replied on: 26 December 2015 13:04:10
Message:
Carina la foto.
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 30 April 2016 19:36:15
Message:
Questa volta attingo direttamente dal mio archivio di famiglia.
In questo scritto c'è lo stupore per la grande città tedesca ricca di prodotti da comprare a cui non corrispondeva altrettanta disponibilità economica, la fatica delle lunghe giornate di lavoro (non uno, ma due o tre) che si concludevano con il rientro a casa in bus la sera tardi, e la nostalgia degli affetti lasciati.
Chi mi scriveva non ha avuto una vita fortunata e ha lasciato un grande vuoto.
Köln, 9 giugno 1975
"Caro Piero,
come vedi ti spedisco il catalogo con i prezzi, e non ti preoccupare che non mi dai alcun disturbo.
Forse lo trovi un po’ piegato, ma non pensare che è vecchio. E’ solo che ieri sera me lo sono guardato mentre venivo a casa con il bus, così il viaggio è sembrato più corto.
Quante belle cose che ci sono.
Sabato sono andata a comprare il cappoto in un negozio del centro e così ho approfittato per andare nel negozio che vende i trenini Marklin.
E’ un negozio grandissimo dove trovi veramente di tutto.
Mi sono informata su quello che ti serve.
C’è tutto, ma mi hanno detto che questi prezzi valgono fino a gennaio perché dopo saranno aumentati.
Come vedi i pezzi costano e qui non si fa come giù al paese che chiedi se te lo danno a meno.
Qui, tanto è il prezzo e tanto devi pagare.
Se ti serve altro scrivimi, ma non mi mandare soldi.
Per ora il lavoro qui in Germania va bene, anche se i soldi sono pochi.
Abbiamo solo il dispiacere di non avere qui nostra figlia. Quando siamo partiti l’abbiamo salutata e le abbiamo detto che il giorno dopo sarebbe andata a prenderla lo zio con la Vespa per portarla in campagna.
Ci ha risposto, si mamma, buon viaggio.
Ora termino e ti saluto caramente,
Ciao,......"
Il negozio era questo: http://www.bilderbuch-koeln.de/Fotos/altstadt_nord_feldhaus_denkmal_denkmalpflege_konservator_stadt_historisch_116261
Diverso di quel materiale acquistato è ancora in esercizio sui miei moduli vintage.
Grazie all'indirizzo del mittente segnato sulla busta che conteneva il catalogo sono risalito alla casa in cui è stata scritta la lettera.
Dovrebbe essere quella alta sulla sinistra, a due passi dal fiume Reno, dalla zona portuale di Köln e dagli stabilimenti della Ford:
http://binged.it/1rImEj2

Reply author: Andrea Ricci
Replied on: 03 May 2016 08:14:08
Message:
Grazie Piero per questa condivisione così intima.
Reply author: Riccardo Bastianelli
Replied on: 03 May 2016 09:11:45
Message:
Potresti lavorare al Commissariato con il tuo fiuto 
Riccardo
Reply author: Giovanni Fiorillo
Replied on: 03 May 2016 18:32:47
Message:
Bello davvero.....
Giovanni
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 03 May 2016 18:36:47
Message:
Grazie, francamente ero in dubbio se pubblicarla in questa discussione.
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 23 May 2016 09:56:43
Message:
Le immagini del passato ci mostrano spesso convogli e marciapiedi delle stazioni colmi di valigie e pesanti pacchi legati con lo spago.
Il pacco dal sud non era però solo quello che accompagnava l'emigrante verso città del nord Italia o d'Europa, ma era anche quello che puntualmente veniva spedito dalla famiglia o dai parenti rimasti al sud, cosa che accadeva spesso in occasione delle festività di Natale o di Pasqua.
Ricordo ancora con tanta emozione l'arrivo e l'apertura del pacco "da giù".
Lo aprivi e dentro ci trovavi di tutto: le orecchiette fatte a mano, le cime di rapa, i lampascioni, un paio di mele cotogne e qualche melagrana.
Poi ci trovavi i dolci di pasta di mandorle, quelli con la glassa e con la ciliegia candita sopra, la cupeta e le riproduzione in miniatura di frutti fatti con la pasta reale.
Se era Pasqua non mancava mai l'agnello, sempre fatto di pasta reale, ma ripieno.
E poi frise e taralli e naturalmente qualche forma di Cacioricotta.
A volte il pacco era troppo pesante per cui la spedizione prevedeva l'invio di due colli, come nel caso del pacco di cui conservo ancora la "lettera di vettura per colli celeri" che riporta il peso dichiarato di 49 Kg suddivisi i due diversi colli.
I "colli celeri" viaggiavano su treni passeggeri e potevano essere ritirati presso la gestione merci della stazione di destinazione.
Ancora oggi stupisce la velocità di quei servizi di spedizione tramite ferrovia che in termini di tempi di viaggio potevano essere tranquillamente paragonati a quelli di un moderno corriere.
La "lettera di vettura per colli celeri" che vi presento è relativa ad una spedizione effettuta dalla stazione di San Vito dei Normanni (Linea Lecce-Bari) verso la stazione di Imperia Oneglia (Linea Genova-Ventimiglia).
Si tratta di un percorso di quasi 1200 Km, tra una sperduta stazione dell'estremo sud est dell'Italia e una stazione che si trova a poche decine di chilometri dal confine con la Francia, quindi due impianti non collegati da una linea diretta.
Come si vede, il pacco di 21 Kg è stato consegnato all'impianto di partenza alle ore 9.00 del 25 gennaio 1978 e regolarmente recapitato al destinatario il giorno successivo , 26 gennaio 1978.
In questo caso manca la descrizione del treno che è stato utilizzato alla partenza; in altri documenti che ho conservato vengono indicati i convogli 9782 e 9790, che dovrebbero essere due locali Lecce-Bari Centrale.
Si pùo quindi immaginare un notevole lavoro di smistamento che veniva effettuato direttamente a bordo dei convogli in viaggio.
In questo caso potrei ipotizzare almeno due cambi di convoglio, probabilmente a Bari Centrale e a Voghera.

Reply author: Silvano Del Rio
Replied on: 23 May 2016 16:05:15
Message:
Grazie dei tuoi due ultimi interventi, molto toccanti e apprezzati per chi conosce di persona queste problematiche. 
Per quel che riguarda la velocita' delle spedizioni, posso dire che dal 1968 e per alcuni anni a venire, una lettera spedita da Roma a Toronto impiegava 4 giorni, oggi ci vogliono di media due settimane....
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 24 May 2016 07:51:39
Message:
Ciao Silvano, ti ringrazio per l'apprezzamento.
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 18 March 2017 11:50:14
Message:
"23 Juli 1982: 2 Gastarbeiterzüge Deutschland - Italien bei Bonn mit z.T. alten FS- bzw. DB-Wagen"
https://www.youtube.com/watch?v=o0EPTweBVG0
"14 Juli 1984: Gastarbeiterzug Deutschland - Italien mit alten und neuen FS-Wagen in Arth-Goldau"
https://www.youtube.com/watch?v=r-2AwQaDbv0
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 01 April 2017 19:05:43
Message:
Da Foggia Città Aperta
"La Befana, quando portava via le feste e... i nostri emigranti"
di Salvatore Agostino Aiezza
http://www.foggiacittaaperta.it/news/read/la-befana-a-foggia-viaggi-emigranti-verso-nord-articolo-aiezza
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 28 December 2017 16:21:44
Message:
Dedicato a tutti quelli che sono partiti ma hanno avuto il coraggio di ritornare.
Dal gruppo FB "Inchiostro di Puglia" il racconto di Tiziana Fusillo
<<Non ci siamo mai conosciuti. Di te ho solo qualche foto. In una sei nell'orto, con la zappa sulla spalla e un secchio d'acqua appena tirato fuori dal pozzo. Sorridi, e penso a quanto ti somiglia tuo figlio, mio padre, che quasi ogni giorno sembra mettere in scena quella foto ripetendo i tuoi gesti, cocciuto e mai stanco.
Poi c'è un'altra foto che amo molto, in cui sei tra i rami di un ulivo su una scala lunghissima puntata verso il cielo. Forse non ci siamo mai incontrati perché un giorno hai deciso di salirla tutta quella scala e di sparire in un ulivo.
L'ulivo è ancora qui e il vento scuote la sua maestosità secolare.
Quest'anno l'olio è davvero buono. Siamo sempre gli ultimi a raccogliere le olive o a vendemmiare, perché tuo figlio rispetta i tempi del passato, quando c'eri tu e forse un clima meno folle e capriccioso.
Raccogliere le olive mentre ti si gelano le mani non è il massimo, cominci a pensare di essere una poveretta, ma dopo qualche mese ti nutri di pane e oro.
Sarai contento di sapere che tuo figlio a ottantadue anni continua a salire sugli alberi, principalmente per due motivi: perché “è bello, si è più vicini al cielo”, e per potarli come gli hai insegnato tu, quando te lo portavi appresso poco più che ragazzetto per dargli un mestiere.
Dopo che hai deciso di salire la scala verso il cielo, quel ragazzetto, ormai uomo, è andato in Germania. Lo so, tu eri contrario, ma qui non c'era lavoro... Ma devi sapere che per otto anni ha pensato alla campagna, agli alberi, da curare e da piantare, e al piccolo trullo che avevi costruito tu, da ingrandire. Di questo parlava nelle lettere che scriveva a quella ragazza che ha deciso di sposare.
Ora i nostri ulivi hanno tutti una bella chioma tonda e il piccolo trullo che hai costruito è diventato prima una casa delle vacanze, e ora la mia casa, la casa dove vivo e ti scrivo. Perché è a questa casa che pensavo, nonno, durante i cinque anni trascorsi a Milano. La casa in campagna. Il luogo dove sono stata più felice, quando con un po' di terra e acqua, o della paglia e qualche petalo di papavero, servivo degli spaghetti al pomodoro e un caffè ai clienti del mio ristorante immaginario. O quando seguivo la scia della bava delle lumache e scavando riuscivo sorprendentemente a trovarne le uova.
Inutile poi dirti quanto sia più buona la frutta mangiata direttamente dall'albero, lo saprai meglio di me. E le fave in pignata cotte sul fuoco del camino? Mi sono fatta spiegare bene come si fa, le giuste dosi di fave e di acqua. Utilizzo le fave che ho spizzicato in un giorno di pioggia, rigorosamente con la rungedda della nonna, il coltellino che portava sempre nel grembiule. E almeno una volta al mese preparo i suoi biscotti, seguendo attentamente la ricetta. Uso la cucchiara in legno che hai fatto tu, l'unica con cui è possibile mescolare tre chili di impasto.
Sì, è vero, a volte mi mancano le mostre e il teatro di Milano, qui gli eventi culturali scarseggiano. E soprattutto, non c'è lavoro. Sono passati quattro anni da quando sono tornata e ogni tanto incontro ancora qualcuno che mi dice: “Che sei tornata a fare? Qui non c'è niente”. Dev'essere una domanda di moda sin dagli anni Settanta, dicevano la stessa cosa a tuo figlio quando è tornato dalla Germania.
È una terra strana, ogni volta che sono salita sull'autobus o sul treno per allontanarmene, mi è sembrato di tradirla. Di tradirmi. Forse anche di tradirti, anche se non ci siamo mai conosciuti.
Con il tempo cerchi di convincerti che la nebbia è sopportabile e ti abitui ad un cielo senza colore, senza nuvole. Hai un lavoro, cosa vuoi di più. Poi ritorni per le vacanze, e ricordi tutto. E sai che hai mentito, che a te piacciono le nuvole bianche e i tramonti rossi, i pomodori che hai piantato mesi prima e non quelli dell'Esselunga, e anche l'acqua del pozzo nei giorni d'estate, tirata su e bevuta nel secchio di metallo, quando vai a fare un giro tra i filari della vigna e cerchi l'ombra che ti nasconda dal sole.
Allora un bel giorno impacchetti tutto, e finalmente riesci ad unire i libri del Sud - i libri della tua adolescenza - con i libri letti e comprati al Nord, tutti finalmente sotto lo stesso tetto. E lo sai che questo forse è poco, ma ti sembra un buon inizio per la felicità.
Non sai cosa farai, ma sai che non vuoi più andartene e che se un giorno dovrai abbandonare tutto questo, sarà salendo su una scala puntata verso il cielo, tra i rami di un ulivo.>>
Tiziana Fusillo
Reply author: Silvano Del Rio
Replied on: 28 December 2017 18:46:22
Message:
Buon Anno a tutti. :-)
Tiziana non spiega come riesce a vivere nel suo paese natale; questo e' importantissimo.
Se non si riesce a vivere dignitosamente dove uno e' nato, fa bene la gente a chiedere cosa ci sei tornata a fare.
Una canzone di Nicola di Bari dice piu' o meno che sotto sotto non si vive di solo amore. Verissimo.
Essendo emigrato coi miei genitori nel 1968 per venire in Canada da Roma, credo che sono abilitato a dare un consiglio ai giovani: se avete di che vivere dignitosamente nel vostro paese non lasciatelo, anche se forse (e solo forse) potreste vivere meglio finanziariamente. Infatti, e' piu' che possibile che il guadagno finanziario extra non vi ricompensi per quello che avete perduto sotto mille altri aspetti.
Se poi siete costretti ad emigrare, perche' non potete vivere dignitosamente a casa vostra, cercate prima di emigrare entro i confini dell'Italia. Se anche questo diventa impossibile allora andate dovunque ci sia lavoro.
Senza lavoro non si puo vivere e quindi non si possono gustare le belle cose del paesello. Chi la pensa altrimenti o e' un sognatore o ha qualcuno che lo mantiene.
A presto.
Silvano - da Toronto - Canada
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 29 December 2017 10:05:02
Message:
Ciao Silvano, buon anno anche a te.
Quello che dici è verissimo, io ne conosco tanti che sono partiti o che stanno partendo per cercare lavoro, soprattutto all'estero, e spesso si tratta di giovani laureati.
Sembra che nel tempo nulla sia cambiato e questo è veramente molto triste in un paese come l'Italia.
Reply author: Silvano Del Rio
Replied on: 29 December 2017 14:54:36
Message:
Ciao, Piero:
I giovani laureati devono sapere prima di partire se e come le proprie lauree sono riconosciute nel paese straniero.
Qui in Canada ci sono fior di laureati che guidano i tassi' o puliscono gli uffici perche' le loro qualifiche non sono riconosciute e la trafila e gli esami per ottenere questo possono essere molto lunghi.
In parole povere, bisogna pianificare attentamente dove si va. Altrimenti si rischia di finire molto male. Se si e' preparati per questa lunga trafila/odissea allora tutto diventa piu' facile.
Personalmente, penso che oggi i giovani farebbero meglio ad imparare un mestiere qualunque e aprire un'attivita' nel proprio campo.
Internet puo' aiutare per farsi pubblicita', anche se adesso Google non e' piu' gratis: se vuoi che ti trovino, devi assolutamente pagare per l'annuncio. Avere solo un bel sito non basta piu' (esperienza diretta personale). Ma questo e' un altro discorso.
Ciao.
Silvano
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 28 February 2019 02:33:48
Message:
Qui possiamo vedere 7 minuti e 21 secondi del cortometraggio "Fata Morgana" del 1962. Da notare (minuto 2:25) la povera casa costituita da una vecchia vettura a due assi a terrazzini:
https://www.youtube.com/watch?v=fNFuRKmz1lU
Non possiamo analizzare in questa sede i numeri dei flussi migratori dalle regioni dell'Italia Meridionale verso il nord, in particolare verso le grandi città industriali di Milano e Torino, ma quello che avvenne tra la fine degli anni '50 e i primi anni '60 del secolo scorso ebbe le caratteristiche di un vero e proprio esodo.
Città come Milano e Torino oggi sono abitate da centinaia di migliaia di persone, ormai milanesi o torinesi a tutti gli effetti, che hanno origini meridionali da parte di almeno un genitore.
In ogni settore oggi troviamo esempi di grandi capacità tra i figli e i nipoti di quegli uomini partiti con la valigia di cartone; e non è più l'accento, non sono più i vestiti, al massimo solo il cognome ne rivela le origini.
Piaccia o no, la Milano operosa che tutti conoscono è anche il risultato della volonta di riscatto di quelle persone che per coraggio o disperazione decisero (e ancora oggi decidono) di salire su quei treni diretti al nord.
Anch'io ho fatto la mia esperienza di vita da figlio di emigrante pugliese.
Ho vissuto nella Torino industriale dei primi anni '60 fra i miei parenti piemontesi (da parte di madre) e le comunità di emigranti che dal brindisino si erano trasferiti a Torino in cerca di lavoro.
Quegli anni furono per me una grande scuola di vita, anche quando mi trovai di fronte all'avversione e al pregiudizio verso tante brave e oneste persone che io sentivo essere parte della mia vita e della mia cultura.
Certo, tanti emigranti meridionali si macchiarono di reati gravi o andarono ad alimentare traffici illeciti legati per esempio al contrabbando, ma statisticamente si trattava di percentuali inferiori rispetto a quanto percepito dalla popolazione locale.
Diamo un'occhiata a questo breve estratto da "Specchio dei tempi" (-La Stampa-Torino).
Le lettere inviate dai lettori sono del 1957, quindi non scontavano ancora i grandi numeri dell'ondata migratoria degli anni successivi:
https://www.lastampa.it/2015/06/26/italia/i-migranti-di-oggi-come-i-meridionali-del-portano-malattie-e-sono-violenti-eNByMlnjRxCWJMU0CuxCmN/pagina.html
Ricordo ancora la tristezza che provai quando lessi un cartello con scritto "non si affitta ai meridionali" e la sorpresa di quando, appena arrivato a scuola, mi sentii chiedere da un compagno di classe se il mio era un cognome meridionale, se ero anch'io "un napuli".
Avrei voluto reagire, chiedergli almeno se avesse qualcosa contro i meridionali, ma l'educazione che avevo ricevuto era altra cosa e probabilmente risposi di si con il solo movimento della testa.
Però ricordo molto bene anche quell'altro giorno in cui alla ripresa dell'anno scolastico la Maestra ci assegnò il tema in cui dovevamo parlare delle vacanze estive.
Cominciai allora a scrivere di ulivi grandissimi, di terra rossa, di spiagge deserte e mare bellissimo, di trulli e di muretti a secco imbiancati.
La maestra lesse il tema davanti a tutta la classe e mi diede un gran bel voto.
Forse fu in quel momento che capii che non avrei mai più dovuto vergognarmi delle mie origini.
Reply author: Silvano Del Rio
Replied on: 01 March 2019 05:24:27
Message:
La tua esperienza riflette un po'la mia a Toronto, Piero. Anche se non ho mai visto cartelli che proibissero a chicchessia di frequentare posti o vivere in particolari palazzi.
Tutti quelli che emigrano, sia andando in un'altra regione dell'Italia, sia all'estero, hanno dovuto passare esperienze poco piacevoli per via della discriminazione. Per questo penso che uno non debba emigrare se non c'e' una ragione molto seria, come patire la fame.
Tanto di cappello comunque alla tua maestra, Piero, che sembra davvero fosse un'ottima insegnante.
Complessimamente, non posso dire che i maestri/professoeri con cui sono venuto in contatto fossero maleducati nei miei confronti, anche se ce ne furono due in seconda media qui a Toronto che di cervello ne avevano poco e non capivano molte cose dei ragazzi immigrati da poco. Il sistema scolastico, inoltre, era improntato sul mandare i figli degli emigranti verso un lavoro e non l'universita' - parlo degli anni 68-70 nel mio caso. Dovetti impuntarmi per cambiare indirizzo e potere quindi prendere la via verso l'universita'.
Buon fine settimana a te e tutti i membri del forum.
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 05 March 2019 10:40:27
Message:
Si prega di evitare qualsiasi commento di carattere politico.
Gli appassionati di treni e ferrovie troveranno scene interessanti fino al minuto 2:50. (ndr)
Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
"Il viaggio della speranza"
B/N Durata 9:56 Regia di Gianfranco Bertacco, anno 1963.
https://www.youtube.com/watch?v=IHqmIlcRoQE
La scheda del filmato:
http://patrimonio.aamod.it/aamod-web/film/detail/IL8300001847/22/il-viaggio-della-speranza.html?startPage=0&idFondo=
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 10 March 2019 13:05:43
Message:
La TV pubblica tedesca ZDF questa sera trasmetterà il primo dei tre episodi della miniserie TV "Bella Germania" (Bavaria Film).
Si tratta di tre episodi da '90 minuti ciascuno che appaiono un omaggio al nostro paese e ai tanti nostri emigranti che hanno dato il loro contribuito alla crescita della Germania.
Nei prossimi mesi la serie verrà trasmessa anche da RAI Uno.
"Bella Germania" è l’adattamento televisivo dell’omonimo romando di Daniel Speck che nel 2016 è stato il libro più venduto in Germania.
Il film è ambientato tra Monaco di Baviera, Milano, Bresso, Napoli e Salina in un arco temporale che va dagli anni '50 a oggi.
Le riprese in Italia sono state effettuate a Torino, in Basilicata e in Puglia.
Trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=9JLxbVOy2uY
http://www.tvblog.it/post/1633793/bella-germania-rai-uno-miniserie-tedesca-immigrazione-italiana-in-germania
Reply author: Andrea Ricci
Replied on: 10 March 2019 17:45:58
Message:
Questo breve filmato, girato nel 1964 da studenti del dipartimento cinematografico della Hochschule für Gestaltung di Ulm, mostra immagini di Gastarbeiter italiani presso Ulm Hauptbahnhof e le condizioni di vita nei loro alloggi condivisi:
https://www.youtube.com/watch?v=uHd4wp4fEb8
PS: il video è privo di audio
Reply author: Andrea Ricci
Replied on: 10 March 2019 18:00:00
Message:
Questo documentario (2005; regia: Monika Siegfried-Hagenow) ripercorre l´esperienza di Raimondo Arzedi, che il 18 Maggio 1958 partì dalla sua Carbonia / Sardegna ed un lavoro non retribuito come pescatore per trasferirsi in Germania per un letto a castello e 240 marchi al mese:
https://www.youtube.com/watch?v=40ZO8SlZSR0&t=1952s
Reply author: Piero Chionna
Replied on: 04 June 2019 11:57:58
Message:
Ho appena ricevuto la testimonianza di un signore che ha sofferto la vita in quel periodo:
"Nel Febbraio 1960 avevo quasi 18 anni..feci il viaggio Catania Torino...
Il lavoro lo trovai ma la casa no...cartelli attaccati alle porte di case in affitto..c'era scritto..Non si affittano alloggi ai meridionali...ho dormito per 16 mesi in una fabbrica abbandonata .. Per letto tanti foglie di cartone..con altra gente e con tanti topi.
Questo treno mi ha fatto ricordare il triste episodio."
Leggere queste cose fa veramente male.
Silvano, mio padre fu trasferito da Alessandria a Torino nel 1963. Io avevo sei anni e avevo iniziato a leggere qualcosa sui cataloghi Märklin seguendo il Maestro Alberto Manzi nel suo programma televisivo "Non è mai troppo tardi". Come ho già scritto in passato, ricordo bene quei cartelli con scritto "non si affitta ai meridionali". Io non mi sentii mai realmente discriminato ma non c'è dubbio che vedere quei cartelli faceva male.
Esattamente come è accaduto a me, conservo ancora il catalogo del 1965 in Olandese (quello con il RAM TEE 3070 in copertina) che mio fratello mi portò insieme alla confezione con la 3029 e due carri merce.
Stefano
Grazie, Piero, delle traduzioni. Molto apprezzate.
Ho un ricordo di quando ero bambino (verso il 1965, credo) e vivevo ancora a Roma con i miei, di un emigrato che tornava in treno in Italia per le vacanze di Natale intervistato dalla RAI. A questo signore fu chiesto cosa portava alla moglie e lui, forse scherzando, disse che non portava nulla perche' la sua presenza bastava. :-)
Ciao, Stefano.
In rete qualche anno fa trovai un catalogo Marklin in italiano datato 1963-64. Lo tengo ancora e ogni tanto lo guardo con piacere.Infatti ce l'ho qui accanto a me mentre scrivo. :-)