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 Italia - Locomotive Diesel - Automotrici
 ALn 56 FIAT
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Nino Carbone

4312 Posts

Posted - 05 January 2015 :  23:32:36  Show Profile  Reply with Quote
ALn 56 FIAT

Nino Carbone

4312 Posts

Posted - 05 January 2015 :  23:33:16  Show Profile  Reply with Quote

- Link correlato con l'ALn 556 FIAT: http://www.marklinfan.com/f/topic.asp?TOPIC_ID=3157 -
- Gruppo ALn 56 -
- Le unità FIAT -

- Tra le progenitrici delle serie ALn 56 FIAT era stata AUTO 48.04 a benzina poi riclassificata ALb 48.104
costruita nel 1933 -




- Foto FS / da: Mondo Ferroviario 55 -

- Le progenitrici FIAT a benzina -

- ALb 48.101 > 103 (1932) -
- ALb 48.104 > 115 (1933) -

- Link correlato: http://www.leferrovie.it/leferrovie/wiki/doku.php?id=schede_tecniche:automotrici:termiche:alb_48#alb_48104_-_115 -

- ALb 64.101 > 148 (1933/34) -
- Link correlato: http://www.leferrovie.it/leferrovie/wiki/doku.php?id=schede_tecniche:automotrici:termiche:alb_64 -

- ALb 80.101 > 110 (1933) -
- Link correlato: http://www.leferrovie.it/leferrovie/wiki/doku.php?id=schede_tecniche:automotrici:termiche:alb_80 -

- ALb 56.101 > 150 (1935) -
Nel 1935 vennero consegnate 50 unità, identiche alla versione a motore Diesel ALn 56 sia nelle caratteristiche che e nelle prestazioni, ma con motore
FIAT tipo 235-A alimentato a benzina.

Con questa serie, immatricolata come ALb 56.101>150, si concluse la costruzione di automotrici FIAT a benzina.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le sopravvissute ai bombardamenti vennero trasformate per il funzionamento a metano, ma poco alla volta furono
accantonate o trasformate in rimorchi.




- ALn 56 FIAT -



- ALn 56.1063 a Mantova nel 1959 / Foto Cinzio Gasparini / da: Mondo Ferroviario 55 -

Le automotrici del Gruppo ALn 56, costruite da FIAT tra il 1933 e il 1936, immatricolate dalle FS da ALn 56.1001
a ALn 56.1110, rappresentarono uno dei più importanti progetti di un rotabile specializzato in servizi viaggiatori
veloci ad uso universale per linee pianeggiati ed acclivi e per ogni tipo di scartamento.

Vennero costruite in 2 sottoserie; la prima da ALn 56.1001 a 1010 e la seconda da ALn 56.1011 a 1110.

(Dello stesso modello ne vennero costruite anche per varie ferrovie in concessione e anche per ferrovie a scartamento ridotto)

Negli anni del primo dopoguerra la ripresa economica e l’aumentata esigenza di mobilità resero sempre
più urgente l’incremento dell’offerta di servizi ferroviari più rapidi e allo stesso tempo più economici.

La serie venne immessa in servizio nel 1934 riscuotendo immediatamente il gradimento dell'utenza ferroviaria
che le continuò ad attribuire il soprannome di "Littorina", essendo la stessa molto simile alla "cugina" ALb 48
che questo soprannome aveva ricevuto qualche tempo prima dopo la sua corsa inaugurale
sulla linea Roma-Littoria, poi Latina.

Le automotrici che costituirono il Gruppo ALn 56.1000 FIAT e in particolare le prime 10 non erano molto dissimili, esteriormente da quelle che le avevano precedute, dal punto di vista meccanico la principale differenza era costituita dal propulsore a ciclo Diesel in sostituzione di quello a ciclo “Otto” (benzina).

Sulle ALn 56 FIAT venne raggiunto un notevole equilibrio tra forma, dimensioni e spaziature, merito di ottime soluzioni, alcune delle quali ottenute attraverso miglioramenti continui, come quella dei finestrini d’estremità, che, in mancanza di vetri curvi, non ancora disponibili all’epoca, erano costituiti da vetri piatti di limitata
larghezza disposti poligonalmente, quasi a seguire la curvatura delle testate.




- Il motore, la refrigerazione e l’impianto frenante -

Il motore fu ufficialmente denominato con la sigla 355-C FIAT, era un Diesel di tipo convenzionale:
blocco cilindri di ghisa, fuso in unico corpo con il basamento, canne riportate a secco, testa cilindri di ghisa,
con camere ricavate sul cielo del pistone, iniezione diretta, comando valvole con albero a camme,
punterie, aste e bilancieri.

La refrigerazione ad acqua era assicurata da una pompa centrifuga portante sul proprio asse il ventilatore:
l’insieme derivava il moto dell’albero motore mediante cinghie trapezoidali e fu comunque sempre precaria,
in quanto le macchine disponevano di un solo circuito per entrambi i motori.

Essendo il veicolo bi-direzionale a 2 motori, doveva essere assicurato lo smaltimento del calore del motore contrario al senso di marcia e in particolare quando questa dispersione avveniva a mezzo di radiatore disposto frontalmente: smaltimento ancora più difficoltoso viaggiando in doppia composizione con i “musi” affacciati.

Il circuito era concepito che, l’acqua uscendo dal radiatore del motore anteriore (A) venisse inoltrata nel motore posteriore (P) tramite tubazione sotto cassa, analogamente l’acqua che usciva dal radiatore “P”
passava all’aspirazione del radiatore “A”.

Nelle intenzioni, avrebbe dovuto consentire l’immissione nel motore “A”, più facilmente refrigerabile per effetto
della corrente d’aria introdotta dall’avanzamento, con l’acqua un po’ più calda che usciva dal radiatore “P”,
meno refrigerabile e viceversa quando, invertendo la marcia, i 2 motori si scambiavano le reciproche posizioni.

In pratica le cose andavano diversamente, tanto che sulle successive ALn 556 in circuito venne sdoppiato; soluzione che sarà ulteriormente perfezionata sulle ALn 772, dove oltre al circuito saranno sdoppiati
anche i radiatori, sempre allo scopo di realizzare la maggiore uniformità di refrigerazione.

L’impianto frenante, derivato da quello automobilistico, si avvaleva da una coppia di ganasce per ciascuna ruota
che agivano per espansione all’interno di un tamburo di ghisa.

La modesta capacità di smaltimento del calore prodotto dall’attrito ganasce/tamburo era in parte compensata
da finestrelle d’aereazione, il sistema risultava pratico e semplice e non richiese tiranterie e meccanismi
costituiti da leve; il movimento delle ganasce era ottenuto mediante aria compressa che agiva
su apposito cilindretto.

Il freno a mano, tipo a vite, agiva sul carrello sottostante la cabina dove si trovava il comando, vi erano quindi
2 distinti freni ad azione manuale su ogni automotrice.




- La cassa e l’arredamento -

La cassa era costituita da una struttura tubolare ottenuta con profilati d’acciaio di vario tipo e dimensione,
saldati tra loro; quelli di maggior sezione dovendo offrire maggiore resistenza, formavano le fiancate
di base ed erano collegate da 2 traverse a “T”, destinate a ricevere il perno sferico dei carrelli.

Sulle testate arrotondate, erano collocati i radiatori e i respingenti, i quali avevano solo funzione decorativa,
al più di paraurti.

L’insieme aveva un tono aeronautico poiché, oltre all’arrotondamento delle testate, l’ingegner Penati progettista
responsabile della FIAT, aveva provveduto ad assottigliare inferiormente la fiancata
come una carenatura rientrante.

Per consentire la rotazione del carrello, impedita nelle curve più strette, aveva applicato delle copri ruote
di derivazione aeronautica, ispirandosi al CR 32 anch’esso di costruzione FIAT, che aveva incontrato
grande successo, suggerendo all'osservatore l’idea di velocità.

L’arredamento interno era razionale.

Gli ampi finestrini, la forma dei sedili, la sistemazione delle bagagliere e dei punti di illuminazione era quanto
di meglio si potesse desiderare per un ambiente forzatamente ridotto.

I 9 moduli che costituivano l’intero comparto non erano tutti destinati ai posti a sedere, quello centrale ospitava, da un lato una minima “ritirata” e di fronte un piccolo vano bagagli e poiché questo vano era veramente piccolo,
uno dei moduli di estremità fu privato di sedili e riservato ai colli.

Questa disposizione riguardò le 10 unità della 1a Serie (ALn 56.1001>1010), a partire dalla Aln 56.1011, questo modulo venne dimezzato con la creazione di uno scomparto postale, per cui all’estremità 4 sedili vennero sostituiti con sedili ribaltabili utilizzabili a seconda delle esigenze.

Sotto il piano calpestio erano sistemate le condotte della nafta, aria compressa e acqua oltre i cavi
di collegamento delle apparecchiature elettriche e le tubazioni per il riscaldamento dell’abitacolo
che impiegavano i gas di scarico dei motori.

Le piattaforme di estremità contenevano: cofano motore, posto di guida e posto per l’aiuto macchinista
ed erano dotate di 2 porte per lato che si aprivano controvento.




- Dati tecnici -

Clic foto



- Foto da: scalatt.it -

- Anni costruzione: 1933/36 -
- Rodiggio: (1A)(A1) -
- Lunghezza: 18.416 mm. -
- Velocità massima: 110 km/h -
- Motori: 2x80 CV (59 kW) a 1.700 g/m -
- Trasmissione: Meccanica a 4 velocità -
- Cilindrata: 8.355 cm3 -
- Diametro cilindri: 108 mm. -
- Corsa: 152 mm. -
- Diametro ruote: 900 mm. -
- Peso servizio: 23 ton. / *25 ton. -

(1001>1010 / *1011>1110)

- Posti a sedere: 56 -

- Unità costruite: 110 -

- Numerazione -

- ALn 56.1001 > 1010 -
- ALn 56.1011 > 1110 -

- Costruttore: FIAT -




- Immagini -

- ALn 56.102 – poi 1002 - una delle prime automotrici Diesel della FIAT - Torino 1934 -
(Ancora priva dei vetrini parapioggia sopra i finestrini)



- Foto Centro Storico Fiat / da: Mondo Ferroviario 55 -



- ALn 56.1063 a Mantova nel 1959 -



- Foto Cinzio Gasparini / da: Mondo Ferroviario 55 -



- Foto copertina: Centro Storico FIAT / da: Mondo Ferroviario 55 -
- Fonti -
- Nico Molino / La littorina / Mondo Ferroviario 55 -
- it.wikipedia.org -

- Nino -
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