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Riccardo Bastianelli
Italy
3322 Posts |
Posted - 03 May 2016 : 09:11:45
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Potresti lavorare al Commissariato con il tuo fiuto 
Riccardo |
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Giovanni Fiorillo
47 Posts |
Posted - 03 May 2016 : 18:32:47
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Bello davvero..... Giovanni |
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Piero Chionna
Italy
8764 Posts |
Posted - 03 May 2016 : 18:36:47
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Grazie, francamente ero in dubbio se pubblicarla in questa discussione.
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Piero |
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Piero Chionna
Italy
8764 Posts |
Posted - 23 May 2016 : 09:56:43
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Le immagini del passato ci mostrano spesso convogli e marciapiedi delle stazioni colmi di valigie e pesanti pacchi legati con lo spago. Il pacco dal sud non era però solo quello che accompagnava l'emigrante verso città del nord Italia o d'Europa, ma era anche quello che puntualmente veniva spedito dalla famiglia o dai parenti rimasti al sud, cosa che accadeva spesso in occasione delle festività di Natale o di Pasqua. Ricordo ancora con tanta emozione l'arrivo e l'apertura del pacco "da giù". Lo aprivi e dentro ci trovavi di tutto: le orecchiette fatte a mano, le cime di rapa, i lampascioni, un paio di mele cotogne e qualche melagrana. Poi ci trovavi i dolci di pasta di mandorle, quelli con la glassa e con la ciliegia candita sopra, la cupeta e le riproduzione in miniatura di frutti fatti con la pasta reale. Se era Pasqua non mancava mai l'agnello, sempre fatto di pasta reale, ma ripieno. E poi frise e taralli e naturalmente qualche forma di Cacioricotta. A volte il pacco era troppo pesante per cui la spedizione prevedeva l'invio di due colli, come nel caso del pacco di cui conservo ancora la "lettera di vettura per colli celeri" che riporta il peso dichiarato di 49 Kg suddivisi i due diversi colli.
I "colli celeri" viaggiavano su treni passeggeri e potevano essere ritirati presso la gestione merci della stazione di destinazione. Ancora oggi stupisce la velocità di quei servizi di spedizione tramite ferrovia che in termini di tempi di viaggio potevano essere tranquillamente paragonati a quelli di un moderno corriere.
La "lettera di vettura per colli celeri" che vi presento è relativa ad una spedizione effettuta dalla stazione di San Vito dei Normanni (Linea Lecce-Bari) verso la stazione di Imperia Oneglia (Linea Genova-Ventimiglia). Si tratta di un percorso di quasi 1200 Km, tra una sperduta stazione dell'estremo sud est dell'Italia e una stazione che si trova a poche decine di chilometri dal confine con la Francia, quindi due impianti non collegati da una linea diretta. Come si vede, il pacco di 21 Kg è stato consegnato all'impianto di partenza alle ore 9.00 del 25 gennaio 1978 e regolarmente recapitato al destinatario il giorno successivo , 26 gennaio 1978. In questo caso manca la descrizione del treno che è stato utilizzato alla partenza; in altri documenti che ho conservato vengono indicati i convogli 9782 e 9790, che dovrebbero essere due locali Lecce-Bari Centrale. Si pùo quindi immaginare un notevole lavoro di smistamento che veniva effettuato direttamente a bordo dei convogli in viaggio. In questo caso potrei ipotizzare almeno due cambi di convoglio, probabilmente a Bari Centrale e a Voghera.

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Piero |
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Silvano Del Rio
Canada
52 Posts |
Posted - 23 May 2016 : 16:05:15
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Grazie dei tuoi due ultimi interventi, molto toccanti e apprezzati per chi conosce di persona queste problematiche. 
Per quel che riguarda la velocita' delle spedizioni, posso dire che dal 1968 e per alcuni anni a venire, una lettera spedita da Roma a Toronto impiegava 4 giorni, oggi ci vogliono di media due settimane.... |
Sbagliando s'impara e la pratica vale piu' della grammatica. |
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Piero Chionna
Italy
8764 Posts |
Posted - 24 May 2016 : 07:51:39
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| Ciao Silvano, ti ringrazio per l'apprezzamento. |
Piero |
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Piero Chionna
Italy
8764 Posts |
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Piero Chionna
Italy
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Piero Chionna
Italy
8764 Posts |
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Piero Chionna
Italy
8764 Posts |
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Silvano Del Rio
Canada
52 Posts |
Posted - 02 November 2017 : 19:18:05
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| Bellissima foto. Grazie, Piero, di averla messa sul forum. |
Sbagliando s'impara e la pratica vale piu' della grammatica. |
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Piero Chionna
Italy
8764 Posts |
Posted - 28 December 2017 : 16:21:44
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Dedicato a tutti quelli che sono partiti ma hanno avuto il coraggio di ritornare.
Dal gruppo FB "Inchiostro di Puglia" il racconto di Tiziana Fusillo
<<Non ci siamo mai conosciuti. Di te ho solo qualche foto. In una sei nell'orto, con la zappa sulla spalla e un secchio d'acqua appena tirato fuori dal pozzo. Sorridi, e penso a quanto ti somiglia tuo figlio, mio padre, che quasi ogni giorno sembra mettere in scena quella foto ripetendo i tuoi gesti, cocciuto e mai stanco.
Poi c'è un'altra foto che amo molto, in cui sei tra i rami di un ulivo su una scala lunghissima puntata verso il cielo. Forse non ci siamo mai incontrati perché un giorno hai deciso di salirla tutta quella scala e di sparire in un ulivo. L'ulivo è ancora qui e il vento scuote la sua maestosità secolare. Quest'anno l'olio è davvero buono. Siamo sempre gli ultimi a raccogliere le olive o a vendemmiare, perché tuo figlio rispetta i tempi del passato, quando c'eri tu e forse un clima meno folle e capriccioso. Raccogliere le olive mentre ti si gelano le mani non è il massimo, cominci a pensare di essere una poveretta, ma dopo qualche mese ti nutri di pane e oro.
Sarai contento di sapere che tuo figlio a ottantadue anni continua a salire sugli alberi, principalmente per due motivi: perché “è bello, si è più vicini al cielo”, e per potarli come gli hai insegnato tu, quando te lo portavi appresso poco più che ragazzetto per dargli un mestiere.
Dopo che hai deciso di salire la scala verso il cielo, quel ragazzetto, ormai uomo, è andato in Germania. Lo so, tu eri contrario, ma qui non c'era lavoro... Ma devi sapere che per otto anni ha pensato alla campagna, agli alberi, da curare e da piantare, e al piccolo trullo che avevi costruito tu, da ingrandire. Di questo parlava nelle lettere che scriveva a quella ragazza che ha deciso di sposare.
Ora i nostri ulivi hanno tutti una bella chioma tonda e il piccolo trullo che hai costruito è diventato prima una casa delle vacanze, e ora la mia casa, la casa dove vivo e ti scrivo. Perché è a questa casa che pensavo, nonno, durante i cinque anni trascorsi a Milano. La casa in campagna. Il luogo dove sono stata più felice, quando con un po' di terra e acqua, o della paglia e qualche petalo di papavero, servivo degli spaghetti al pomodoro e un caffè ai clienti del mio ristorante immaginario. O quando seguivo la scia della bava delle lumache e scavando riuscivo sorprendentemente a trovarne le uova.
Inutile poi dirti quanto sia più buona la frutta mangiata direttamente dall'albero, lo saprai meglio di me. E le fave in pignata cotte sul fuoco del camino? Mi sono fatta spiegare bene come si fa, le giuste dosi di fave e di acqua. Utilizzo le fave che ho spizzicato in un giorno di pioggia, rigorosamente con la rungedda della nonna, il coltellino che portava sempre nel grembiule. E almeno una volta al mese preparo i suoi biscotti, seguendo attentamente la ricetta. Uso la cucchiara in legno che hai fatto tu, l'unica con cui è possibile mescolare tre chili di impasto.
Sì, è vero, a volte mi mancano le mostre e il teatro di Milano, qui gli eventi culturali scarseggiano. E soprattutto, non c'è lavoro. Sono passati quattro anni da quando sono tornata e ogni tanto incontro ancora qualcuno che mi dice: “Che sei tornata a fare? Qui non c'è niente”. Dev'essere una domanda di moda sin dagli anni Settanta, dicevano la stessa cosa a tuo figlio quando è tornato dalla Germania.
È una terra strana, ogni volta che sono salita sull'autobus o sul treno per allontanarmene, mi è sembrato di tradirla. Di tradirmi. Forse anche di tradirti, anche se non ci siamo mai conosciuti.
Con il tempo cerchi di convincerti che la nebbia è sopportabile e ti abitui ad un cielo senza colore, senza nuvole. Hai un lavoro, cosa vuoi di più. Poi ritorni per le vacanze, e ricordi tutto. E sai che hai mentito, che a te piacciono le nuvole bianche e i tramonti rossi, i pomodori che hai piantato mesi prima e non quelli dell'Esselunga, e anche l'acqua del pozzo nei giorni d'estate, tirata su e bevuta nel secchio di metallo, quando vai a fare un giro tra i filari della vigna e cerchi l'ombra che ti nasconda dal sole.
Allora un bel giorno impacchetti tutto, e finalmente riesci ad unire i libri del Sud - i libri della tua adolescenza - con i libri letti e comprati al Nord, tutti finalmente sotto lo stesso tetto. E lo sai che questo forse è poco, ma ti sembra un buon inizio per la felicità.
Non sai cosa farai, ma sai che non vuoi più andartene e che se un giorno dovrai abbandonare tutto questo, sarà salendo su una scala puntata verso il cielo, tra i rami di un ulivo.>>
Tiziana Fusillo
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Piero |
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Silvano Del Rio
Canada
52 Posts |
Posted - 28 December 2017 : 18:46:22
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Buon Anno a tutti. :-)
Tiziana non spiega come riesce a vivere nel suo paese natale; questo e' importantissimo.
Se non si riesce a vivere dignitosamente dove uno e' nato, fa bene la gente a chiedere cosa ci sei tornata a fare.
Una canzone di Nicola di Bari dice piu' o meno che sotto sotto non si vive di solo amore. Verissimo.
Essendo emigrato coi miei genitori nel 1968 per venire in Canada da Roma, credo che sono abilitato a dare un consiglio ai giovani: se avete di che vivere dignitosamente nel vostro paese non lasciatelo, anche se forse (e solo forse) potreste vivere meglio finanziariamente. Infatti, e' piu' che possibile che il guadagno finanziario extra non vi ricompensi per quello che avete perduto sotto mille altri aspetti.
Se poi siete costretti ad emigrare, perche' non potete vivere dignitosamente a casa vostra, cercate prima di emigrare entro i confini dell'Italia. Se anche questo diventa impossibile allora andate dovunque ci sia lavoro.
Senza lavoro non si puo vivere e quindi non si possono gustare le belle cose del paesello. Chi la pensa altrimenti o e' un sognatore o ha qualcuno che lo mantiene.
A presto.
Silvano - da Toronto - Canada
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Sbagliando s'impara e la pratica vale piu' della grammatica. |
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Piero Chionna
Italy
8764 Posts |
Posted - 29 December 2017 : 10:05:02
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Ciao Silvano, buon anno anche a te. Quello che dici è verissimo, io ne conosco tanti che sono partiti o che stanno partendo per cercare lavoro, soprattutto all'estero, e spesso si tratta di giovani laureati. Sembra che nel tempo nulla sia cambiato e questo è veramente molto triste in un paese come l'Italia.
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Piero |
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Silvano Del Rio
Canada
52 Posts |
Posted - 29 December 2017 : 14:54:36
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Ciao, Piero:
I giovani laureati devono sapere prima di partire se e come le proprie lauree sono riconosciute nel paese straniero.
Qui in Canada ci sono fior di laureati che guidano i tassi' o puliscono gli uffici perche' le loro qualifiche non sono riconosciute e la trafila e gli esami per ottenere questo possono essere molto lunghi.
In parole povere, bisogna pianificare attentamente dove si va. Altrimenti si rischia di finire molto male. Se si e' preparati per questa lunga trafila/odissea allora tutto diventa piu' facile.
Personalmente, penso che oggi i giovani farebbero meglio ad imparare un mestiere qualunque e aprire un'attivita' nel proprio campo.
Internet puo' aiutare per farsi pubblicita', anche se adesso Google non e' piu' gratis: se vuoi che ti trovino, devi assolutamente pagare per l'annuncio. Avere solo un bel sito non basta piu' (esperienza diretta personale). Ma questo e' un altro discorso.
Ciao.
Silvano |
Sbagliando s'impara e la pratica vale piu' della grammatica. |
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